Il suo precedente mesaggio era abbastanza scarno su dettagli importanti che invece sono emersi in questo suo secondo scritto. Infatti mentre lei precedentemente aveva fatto riferimento specifico solo alla gravidanza chiedendomi se:"...stati estremi di stress ....violenze pscologiche ....traumi emotivi
ecc.ecc. della madre durante la gravidanza possono determinare il manifestarsi di alcune patologie che altrimenti non "verrebbero fuori", in questo secondo messaggio lei aggiunge che anche dopo la nascita questo bambino, che adesso ha 30 anni, ha vissuto un clima relazionale ed emotivo in cui " la normalita' si alternava a periodi di grande dolore..." e che trattavasi di un contesto familiare in cui il padre faceva " il buono e cattivo tempo. il cattivo tempo.... proprio cattivo...". Lei riferisce anche che quella mamma ha "...cercato di fare curare..." il bambino ma non dice per quale patologia e quali sono state le terapie.
Si evince, dal suo sofferto scritto, il suo desiderio di aiutare quella madre ad ottenere prove di responsabilità del padre nei confronti della malattia (non specificata) del di lei figlio adulto "modo che il padre si prenda le responsabilita' ...in modo che sappia in modo INEQUIVOCABILE quanta responsabilita' ha lui nel malessere, o meglio nella malattia del figlio.... solo cosi, forse....solo cosi, forse...prendendo piena coscienza.... il suo atteggiamento potrebbe subire qualche modifica e cio' sarebbe di immenso aiuto...".
Lei mi sembra molto convinta della piena colpevolezza del padre su una situazione in cui però, tutto sommato, lei stessa riferisce che esisteva la soluzione quando scrive: "...la cura prima doveva essere dare un taglio e la separazione..." Quindi lei ammette che esiste anche la colpa della madre, la quale non ha preso la decisione di eliminare dalla vita del figlio, e dalla propria, il padre del bambino vale a dire l'elemento che portava instabilità e "...cattivo tempo " nel loro nucleo famigliare. Perciò anche la madre teoricamente sarebbe colpevole: si potrebbe parlare di mancata protezione del figlio. Badi bene, il mio non è e non vuole essere in nessun modo un giudizio sulla persona perchè so bene che si fa in fretta a sputare sentenze quando si è all'esterno delle situazioni! La mia filosofia di vita si fonda sul presupposto che ognuno fa quello che può in base alla propria storia. Quindi in me può esserci al massimo un giudizio sui fatti e mai un giudizio sulle persone.
Al di là di quanto sopra, è pacifico che la eventuale constatazione ed ammissione di gravi errori da parte del padre, che lei mi assicura commessi, non equivarrebbe in alcun modo ad una garanzia di ravvedimento. Inoltre l'attribuzione della colpa della malattia del figlio al solo padre è comunque difficile da dimostrarsi e le spiego il perchè.
E' vero che la salute psico fisica dell'essere umano inizia a costruirsi fin dal grembo materno e che la relazione con la madre vi gioca un ruolo primario. E' vero anche che quando la relazione nella coppia è conflittuale al punto da interferire nelle dinamiche dell'attaccamento materno verso il bambino, fino a comportarne il totale abbandono affettivo, quest'ultimo ne potrebbe risentire. Però la diagnosi e la quantificazione del danno sarebbero già stata difficili all'epoca, mettendo in psicoterapia il bambino, figuriamoci oggi dopo 30 anni.
E' però anche vero che il disordine mentale può essere causato, o vi possono contribuire, una infinità di altri fattori, oltre a quelli genetici i quali, in ambiente favorevole, potrebbero anche restare latenti. Ad esempio, un danno cerebrale causato da un intervento medico o farmacologico, potrebbe causare un disordine mentale: ad esempio un parto con forcipe o ventosa oppure l' utilizzo in gravidanzadi droghe e di alcuni farmaci inappropriati etc... Anche una situazione traumatica subito prima, durante o dopo la nascita , oppure prolungate situazioni di stress, potrebbero influire sull'equilibrio psicologico del bambino. Qualche non esaustivo esempio: situazione conflittuale dei genitori durante la gestazione che dia al bambino l'impressione di esserne la causa o comporti un abbandono affettivo o rifiuto della madre nei suoi confronti, prematurità e isolamento in incubatrice con conseguente perdita della continuità relazionale con la mamma, taglio cesareo non compensato, mala gestione dell'accoglienza del bambino alla nascita e/o separazione dalla madre, mancato allattamento, etc. ... molteplici sono le situazioni che, ove non siano state adeguatamente accudite, rimediate o compensate, potenzialmente potrebbero danneggiare in vari modi la salute psico fisica del bambino. Impossibile elencarle tutte in questo contesto di Forum.
Oggi, a distanza di tanto tempo dal periodo prenatale e perinatale, che nella sua lettera si indicano come quelli in cui sarebbe nata la patologia di cui soffre questo giovane uomo, come è possibile attribuire delle colpe e delle responsabilità ad un solo elemento di interazione con il bambino, e cioè il padre, là dove nella scelta del clima famigliare-emotivo-affettivo da proporre bambino le responsabilità sono state ovviamente da ripartirsi tra i due genitori? Inoltre, si potrebbe in tutta onestà e certezza negare il fatto obiettivo che, al di fuori della triade, nel percorso nascita-e post partum, ci siano stati anche altri elementi interattivi, ognuno dei quali ha giocato un ruolo di responsabilità nel bene e nel male sull'equilibrio e la salute di quel bambino?
Questa è la vita: dietro ogni errore commesso da una persona, c'è la storia di un errore subito, commesso precedentemente da qualcun altro a suo danno. Oggi quella persona ( un padre dispotico, una madre che non ha avuto la forza di difendersi e di difendere il figlio) sta semplicemente reagendo a un torto o riproducendo un modello disfunzionale appreso.
Mi creda gentile amica, mi rendo conto del suo dolore e capisco il suo bisogno di attribuzione delle responsabilità in una situazione in cui sembrerebbe che a farne le spese sia solo il ragazzo: in realtà non è così. In quella famiglia stanno soffrendo e pagando tutti, anche il padre.
Al di là di considerazioni personali (che non ritengo opportuno proporre in questa sede) da un punto di vista obiettivo l'attribuzione della colpa ad un'unica persona relativamente ad una situazione del lontano passato, il cui dinamismo è stato complesso e articolato su molti diversi piani di interazione con quel bambino, mi sembra un'ipotesi molto difficile da dimostrare.
Comunque lei mi ha chiesto i titoli di qualche libro da leggere sull'argomento. Le suggerisco questi:
Relier Jean Pierre- "Adrien o la collera dei neonati" Ed Le Lettere- Firenze
Verny Thomas "Vita segreta prima della nascita" Ed Mondadori
Nathanielsz Peter W. " Un tempo per nascere"Ed Bollati Boringhieri
Bellieni Carlo Valerio " L'alba dell'io" Ed Società Editrice Fiorentina.
Un caro saluto.
Gabriella A. Ferrari
Gabriella A. Ferrari